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Mercoledì 28 Settembre 2022
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Torre del Maurizio

Orvieto (TR) - Nel XIV secolo la piazza del Duomo di Orvieto era un enorme cantiere impegnato nella realizzazione di una delle cattedrali più belle d’Italia. Il potere pontificio prima, e la stessa identità civica di Orvieto poi, sono a quel tempo racchiusi nella Fabbrica che diventa luogo di fermento economico, fulcro della vita cittadina, oltre che della giornata degli oltre duecento operai impiegati, e stimolo per la sperimentazione tecnica che traghetta la città verso la modernità.
La Torre medievale detta del Maurizio è appunto il simbolo di tale periodo di passaggio.

È nel 1347 che l’Opera del Duomo, al fine di esercitare un controllo più preciso sul lavoro degli operai, incarica il Maestro orologiaio Francesco di Maestro Orvietano di realizzare il meccanismo per un modernissimo orologio.

L’orologio, installato sulla torre medievale che delimitava il cantiere, situata allo sbocco del Corso Cavour sulla piazza del Duomo, è il primo orologio meccanico di questo tipo documentato in Europa, il primo che trasforma la concezione medievale del tempo in tempo moderno, scandito artificialmente e dunque economico.

Nel 1348 l’orologio viene completato da un automa fuso con la lega di bronzo utilizzata per la realizzazione delle campane. L’automa ha un’altezza di 165 cm. e raffigura un Dottiere, ossia un ufficiale dell’Opera del Duomo, di cui porta il tipico abito con lo stemma del cantiere sulla pettorina. Il copricapo inusuale indossato oggi dal manichino bronzeo è invece un’aggiunta moderna che nulla ha a che fare con il berretto originario andato ormai perduto.
Il dottiere-automa scandiva le ore percuotendo la campana a cui era affiancato e esemplificava così il ruolo dei dottieri in carne ed ossa che controllavano il lavoro della manodopera, il rispetto degli orari e il comportamento degli operai.

Il rapporto di subordinazione che esisteva tra il dottiere e l’operaio è ironicamente rappresentato da due frasi incise rispettivamente sulla cintura dell’automa e sulla campana da esso battuta.
La prima recita: Da te a me campana furo i pati, tu per gridar e io per fare i fati; la seconda risponde a quest’ultima dicendo: Se vuoi ch'attenga i pati dammi piano, se no io cassirò e darà invano.

Interessante infine l’origine del toponimo Torre del Maurizio, questa denominazione deriva infatti non dal nome di una personalità specifica, ma da una più recente corruzione del nome originario ariologium de muricçio, ossia orologio del cantiere. Nonostante ciò per gli orvietani è ormai consuetudine chiamare Maurizio l’antico ma sempre simbolico personaggio di bronzo che veglia ancor oggi sulla splendida piazza del Duomo.
 

[Fonte: Umbria OnLine]

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